mercoledì 7 settembre 2011

Riprende la santa Messa a S. Francesco Poverino (Firenze)

VENERABILE CONFRATERNITA
DI S. GIROLAMO E S. FRANCESCO POVERINO
IN S. FILIPPO BENIZI
Piazza SS. Annunziata n. 2
50122 FIRENZE


COMUNICATO STAMPA


Oggetto: Messa secondo il Rito Romano Antico

Si informa che, dopo la pausa estiva, domenica 11 settembre p.v. presso la Chiesa di S. Francesco Poverino – piazza SS. Annunziata, 2 FIRENZE – riprenderà la celebrazione della S. Messa in latino secondo il Rito Romano Antico (Messale di S. Pio V).

La S. Messa viene officiata regolarmente tutte le domeniche e feste di precetto alle ore 10.


Il Governatore
Prof. Dante Pastorelli


Firenze, 05.09.2011

giovedì 18 agosto 2011

Livorno: orari della settimana dal 16 al 21 agosto

Martedì 16 agosto
VILLA SACRO CUORE (Via Numa Campi, 9)
Santa Messa, ore 8.30



Da mercoledì 17 agosto a venerdì 19 agosto

VILLA SACRO CUORE
Santa Messa, ore 17.00



Sabato 20 agosto:
VILLA SACRO CUORE
Santa Messa, ore 11.30



DOMENICA 21 AGOSTO: X Domenica dopo Pentecoste
CHIESA SANTA MARIA ASSUNTA in TORRETTA (Via delle Cateratte, 15)
ore 11.00, SANTA MESSA CANTATA

mercoledì 17 agosto 2011

TOSCANA OGGI E IL SACERDOZIO FEMMINILE








TOSCANA OGGI
E IL SACERDOZIO FEMMINILE






Con Mons. Aranci: breve viaggio tra Magistero e
opinioni di cardinali novatori












di DANTE PASTORELLI






La risposta di mons. Gilberto Aranci ad un lettore circa la posizione della Chiesa sul sacerdozio femminile [Toscana Oggi, n.26 del 10.07.2011, vedi nell'edizione on line: http://www.toscanaoggi.it/stampa.php?IDNotizia=12107&IDCategoria=350
] cade in un momento in cui questo problema, in realtà insopportabilmente stantìo perché da lunga pezza risolto, vien riaperto in modo del tutto sconveniente e con sconcertante superficialità dal Patriarca di Lisbona, cardinal Cruz Policarpo, il quale ritiene priva di fondamento teologico l'esclusione delle donne dal sacerdozio, in quanto derivata, così afferma, da una tradizione che ci proviene da Gesù ed a cui la Chiesa si è conformata [vedi: http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/news/dettaglio-articolo/articolo/jose-da-cruz-policarpo-3374/].
Ond'evitar il rischio di fraintendimenti, riporto il nucleo del ragionamento dell'anziano Presule : “...teologicamente non c’è alcun ostacolo fondamentale [al sacerdozio femminile]; c’è questa tradizione, diciamo così: non si è mai fatto in altro modo... C'è un'uguaglianza fondamentale di tutti i membri della Chiesa. Il problema consiste in una forte tradizione che viene da Gesù e dalla facilità con cui le chiese riformate hanno concesso il sacerdozio alle donne.






Da semplice fedele, digiuno per giunta di regolari ed approfonditi studi teologici, non riesco proprio a capir a qual mai scuola di pensiero cattolico abbia attinto il Patriarca le nozioni di Sacra Scrittura, Tradizione, Magistero e Teologia sottese a tali argomentazioni od in esse esplicitate, che anche ad un orecchio poco provveduto suonano stupefacenti. Tal esternazione è subito stata colta ad ampio raggio, senza eccessiva fatica nella decifrazione, in tutta la sua plateale ed infelice devianza dalla retta dottrina, e le proteste sono state tanto numerose, vivaci e più che giustificate da costringer il Porporato ad innescar una precipitosa e goffa retromarcia ed a professar la sua piena adesione al Magistero Pontificio, dopo aver incassato, però, la solidarietà dei vescovi portoghesi, pur essa stupefacente nel collettivo errore. Al momento in cui scrivo si parla d'una sua convocazione a Roma, presso la Congregazione per la Dottrina della Fede.
È mia impressione, e forse potrei dir tranquillamente convinzione, che per il Presule, notoriamente vicino al Cammino Neocatecumenale, la Tradizione risalente a Gesù ed agli Apostoli sia un dettaglio trascurabile nell'economia della nostra Fede e non una fonte imprescindibile della Rivelazione. Quanto al sacerdozio femminile, risulta chiaro dalle sue parole ch'egli non lo esclude affatto in via di principio, ma, anzi, non si perita di prospettarlo non per l'immediato ma per il futuro, per “quando Dio vorrà”, forse, cioè, per il tempo in cui cadrà l'ostacolo storico rappresentato dalla facilità con cui eretici e scismatici han concesso e concedon il sacerdozio alle donne: come se fin ad oggi l'essenza dell'Ordine Sacro fosse stata conservata integra non per totale fedeltà all'inviolabile mandato di Cristo quanto piuttosto per la lunga ma pur sempre temporanea riprovazione di quella facilità che, se controllata e temperata, potrebbe pacificamente indur la Chiesa ad arrogarsi il potere di render un Sacramento d'istituzione divina suscettibile d'evoluzione e mutazione nella sua sostanza, mentr'essa ne dev'esser mera ed insieme vigile ed incontaminata custode, non potendo disporre a suo piacimento di ciò che solo a Dio appartiene.



Per il Patriarca portoghese non esiste, dunque, nessuna preclusione derivante dal sesso ch'è, invece, sino a prova contraria, appunto una connotazione di sostanza, vale a dir essenziale e pregiudiziale, non per decisione umana ma per sicuro e provato disegno soprannaturale, affinché il ministro possa agire, in perfetta “rassomiglianza”, in persona Christi, come l'alter Christus. Il tutto fra il giubilo delle sette e confessioni protestanti, di cui internet si fa amplificante eco, alle quali il Patriarca attribuisce un valore ecclesificante che non possiedono. E già questi applausi dovrebbero far rifletter sull'entità del deragliamento del sullodato Patriarca dalla diritta via segnata e perseguita dalla Santa Sede.


La Lettera Apostolica Ordinatio sacerdotalis (1994), ch'espone molto lucidamente, procedendo nel solco tracciato dall'insegnamento ininterrotto della Chiesa e riproposto nell'ultimo cinquantennio soprattutto da Paolo VI, i motivi dell'impossibilità di conferir gli Ordini Sacri alle donne, par che non rivesta per l'arcivescovo di Lisbona alcuna nota di rilievo magisteriale in toto obbligante se da essa si può evincer che Giovanni Paolo II “è sembrato dirimere la questione”. È sembrato. È sembrato soltanto, niente di più! Si tratterebbe, insomma, al massimo, e forse neppure, di un testo esprimente un Magistero mere authenticum degno sì di reverente ossequio per la cattedra da cui proviene, ma discutibile e riformabile, e non, qual effettivamente è, di Magistero ordinario infallibile, irreformabile e pertanto assolutamente vincolante, ragion per cui gli si deve adesione dell'intelletto e della volontà, giacché esercitato dal Sommo Pontefice nella sua suprema funzione di Pastore e Maestro della Chiesa universale, il quale, pur non pronunciandosi solennemente, ex cathedra, conferma una dottrina che affonda le sue radici nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. Il cardinal Policarpo pone in soffitta o in cantina, altresì, il venerando “quod semper. quod ab omnibus, quod ubique creditum”, irrinunciabile criterio di valutazione del livello di un atto magisteriale pontificio.


Mons. Aranci, che dichiara di non esser un teologo, sibbene, più modestamente, un docente di religione ed un sacerdote impegnato nella catechesi, volutamente non sviluppa l'argomento con sue considerazioni e, assumendo una collocazione di oggettivo e quasi asettico tramite, si limita a segnalar le fonti da cui il lettore “catechizzando” saprà, a suo avviso, trarr'elementi per una personale conclusione. Metodo stimolante, senz'altro, ove una mano ferma e sapiente sappia alla fine comporre ad armonica unità le fila di un'indagine sì delicata, ma non scevro di gravi rischi qualora il “discente” venga lasciato a se stesso a tirar le somme d'una vasta massa di opinioni dalla quale può restar travolto per ritrovarsi ancor più frastornato ed assalito da interrogativi resi vieppiù intricati dalle divergenti ed opposte tesi a cui è stato indirizzato. Un conto, voglio dire, è utilizzar un metodo siffatto a livello scolastico, un altro servirsene per un intervento sulla stampa, sia pur su di un organo inter-diocesano. Questione di prudenza che non è mai troppa.





Mons. Aranci, oltre ad alcuni scritti favorevoli al sacerdozio femminile ed a dissertazioni “antropologiche”, tese ad offrir un più consistente panorama di posizioni in cui inquadrar il dibattito del quale svelano e rimarcan l'indubbia complessità, richiama, e non poteva non richiamarli, i più recenti documenti della Chiesa su questo delicato tema, tra cui la citata Ordinatio sacerdotalis ed il Catechismo della Chiesa Cattolica, che così recita al n.1577: «Chi può ricevere questo sacramento [l’Ordine sacro]? Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile [«vir»]. Il Signore Gesù ha scelto uomini [«viri»] per formare il collegio dei dodici Apostoli, e gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori che sarebbero loro succeduti nel ministero. Il collegio dei Vescovi, con i quali i presbiteri sono uniti nel sacerdozio, rende presente e attualizza fino al ritorno di Cristo il collegio dei Dodici. La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Per questo motivo l’ordinazione delle donne non è possibile».


Dalla lettura di questi documenti i fedeli, se sufficientemente informati e formati - ed oggi, ahimé, sulla scorta della mia esperienza di professore e preside negli istituti superiori, ed altresì di padre e nonno, posso affermar, senza tema d'esser smentito, che son una sparuta minoranza - agevolmente potran dedurre che il Magistero si è espresso in modo definitivo. Non è stato in materia promulgato alcun dogma, come spesso e pedantemente si sente obiettar da taluni, va bene, ma, come sopra ho precisato e ci tengo ancor qui a ribadire, un Magistero pontificio ordinario continuo, inconfutabilmente fondato sul Vangelo e sulla Sacra Tradizione, è infallibile, definitive tenendum, piaccia o non piaccia ai novatori ecumenisti su qualunque panca, seggiola, poltrona o cattedra della nostra Santa Chiesa appollaiati.





Dispiace, tuttavia, che mons. Aranci non abbia segnalato – almeno io non lo vedo nell'edizione on line di Toscana Oggi - in questo suo “colloquio”, un altro documento, assai facilmente rintracciabile in internet, il cui contenuto è anticipato dal CCC, sebbene in tono meno perentorio, e che, tanto per seguir il suo metodo, dal web direttamente trascrivo qui sotto:


CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE


RISPOSTA AL DUBBIO CIRCA LA DOTTRINA DELLA
LETTERA APOSTOLICA «ORDINATIO SACERDOTALIS»





Dub.: Se la dottrina, secondo la quale la Chiesa non ha la facoltà di conferire l'ordinazione sacerdotale alle donne, proposta nella Lettera Apostolica «Ordinatio Sacerdotalis», come da tenersi in modo definitivo, sia da considerarsi appartenente al deposito della fede.


Risp.: Affermativa.


Questa dottrina esige un assenso definitivo poiché, fondata nella Parola di Dio scritta e costantemente conservata e applicata nella Tradizione della Chiesa fin dall'inizio, è stata proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale (cfr. Conc. Vaticano II, cost. dogm. Lumen Gentium, 25, 2). Pertanto, nelle presenti circostanze, il Sommo Pontefice, nell'esercizio del suo proprio ministero di confermare i fratelli (cfr. Lc, 22, 32) ha proposto la medesima dottrina con una dichiarazione formale, affermando esplicitamente ciò che si deve tenere sempre, ovunque e da tutti i fedeli, in quanto appartenente al deposito della fede.


Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell'Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato la presente Risposta, decisa nella riunione ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione


Roma, dalla Sede della Congregazione per
la Dottrina della Fede, il 28 ottobre 1995.

+ JOSEPH Card. RATZINGER - Prefetto
+TARCISIO BERTONE Arcivescovo
emerito di Vercelli - Segretario.





Questa “risposta” taglia la testa al toro. Il sipario è calato per non rialzarsi mai più. Roma locuta est, causa finita est. Si mettan l'anima in pace fedeli, preti, vescovi e cardinali sgangheratamente “femministi”. La Chiesa non può modificar il Deposito della Fede di cui il sacerdozio ministeriale riservato ai soli “viri” è un pilastro portante. E certi prelati, che aman vellicar misere smanie di falsa promozione ecclesiale (infantile e vanaglorioso carrierismo, non cosciente e produttivo servizio che si può prestar a diversi livelli e con diverse mansioni) farebbero bene a tacere. Se Gesù avesse voluto conferir il sacerdozio alle donne avrebbe ordinato per prima la Sua Santissima Madre, rispondevan i buoni parroci di campagna d'una volta, che nulla inventavan per prurito di profane novità, alle domande sull'argomento dei bambini come me degli anni '40-'50 del secolo scorso, quando "s'andava a Catechismo” per prepararsi alla Prima Comunione. E vano è il consueto, e logoro sino all'evanescenza, ricorso alla “mentalità del tempo” a cui Gesù si sarebbe adeguato: Egli ha dimostrato molte volte di non aver remore a violar i costumi e le leggi dell'epoca anche a costo di suscitar scandalo, accogliendo, ad es., la peccatrice e l'adultera, soffermandosi a parlar con la Samaritana e guarendo l'emorroissa alla quale ridona dignità sociale abbattendo il tabù dell'impurità contagiosa della donna nel periodo del ciclo mestruale nella povera malata imprevedibile (Lev., 15,19 ss.). E non vo avanti.




Potrei chiuder qui il mio discorso, che però mi parrebbe monco se non aggiungessi alcune osservazioni che mi urgon dentro. E prima di tutto mi auguro sinceramente che mons. Aranci non trascuri, nei prossimi interessanti “colloqui” coi suoi “corrispondenti”, di rinviar ai pronunciamenti del Magistero più esplicitamente vincolanti per i cattolici e più illuminanti per tutti e di sottolinearne adeguatamente il valore attestato dall'Autorità di competenza. Certe omissioni, per quanto involontarie, non posson che nuocer a chi cerchi sinceramente la Verità. E, con tutto il rispetto del caso, non posso sottacer il nocumento, appunto, che causa, ad es., la citazione, senza presa di distanza, reputo in omaggio all'iniziale assunto d'una breve trattazione non “teologica”, da osservatore affatto obbiettivo, e pertanto priva d'una conclusione assertiva formulata con la parola ufficiale e definitiva della Chiesa, di una fra le tante tesi eterodosse seminate a piene mani nel corso dei passati decenni dal card. Carlo M. Martini. Ché se le tesi delle femministe, consacrate o laiche, e dei loro caudatari delle comunità di base o dei loro mentori protestanti, o i tentativi di qualche professore di rimetter in circolo la superata disputa sulle diaconesse e sulle presbyterae ordinate (nella Chiesa o in qualche setta gnostica?) per svolger un vero ministero sacerdotale, posson anche non incider a fondo, effetto in ogni caso tutt'altro che da escluder a priori, ben più forieri d'insidiosi ed inaridenti dubbi fatalmente si rivelerann'i pareri, sovente autentiche sentenze, del famoso e fumoso ex arcivescovo di Milano. Costui, ben noto per il suo ripetuto ed impunito ergersi contro il Magistero Pontificio in campo di etica sessuale – tanto che da qualcuno vien definito l'antipapa -, e con forza richiamato all'ordine da grandi moralisti come i cardinali Trujllo e Sgreccia, i quali, senza mezzi termini, alcuni anni fa lo invitaron ad occuparsi di studi biblici e lasciar perder la teologia morale per mancanza di adeguata competenza, ad un fedele che gli pone una domanda proprio sul sacerdozio femminile, risponde: le ordinazioni femminili han creato disagio in molti fedeli della confessione anglicana e nell'agir della Chiesa Cattolica non esiste discriminazione come non esiste per nessuno il diritto al sacerdozio, ma aggiunge, in cauda venenum, che “ci sarebbe ancora il discorso delle pari opportunità, ma esso non è entrato bene nella prassi della gente” [http://www.gionata.org/biblioteca/recensioni-e-rassegne-bibliografiche/le-riflessioni-notturne-del-cardinale-martini-sul-rischio-della-fede.html]. Tutti nella Chiesa son uguali e tutti hann'uguali diritti. Non v'è alcun diritto al sacerdozio ch'è una chiamata dall'alto. Sottinteso: a questa chiamata, però, tutti posson rispondere, anche le donne. Siamo nel 2009, e mons. Aranci lo ricorda.


Chi nutrisse qualche perplessità sulla mia interpretazione delle frasi del cardinale gesuita, apra qualche link a Conversazioni notturne a Gerusalemme, senza sprecar danaro per acquistar un libro che nulla vale (2008): si renderà immediatamente conto del favore con cui Martini guarda alla concessione del sacerdozio alle donne. Scrive infatti: “Per quanto riguarda il sacerdozio, dobbiamo tenere conto del dialogo ecumenico con gli ortodossi e delle mentalità in Oriente e in altri continenti. Negli anni Novanta sono andato a trovare a Canterbury l'allora primate della Chiesa d'Inghilterra, l'arcivescovo dottor George Léonard Carey. L'ordinazione di donne aveva provocato tensioni nella sua Chiesa. Ho tentato di infondergli coraggio in questa impresa: potrebbe aiutare anche noi a rendere più giustizia alle donne e a comprendere come andare avanti. Non dobbiamo essere scontenti perché la Chiesa evangelica e quella anglicana ordinano donne, introducendo così un elemento fondamentale nel contesto del grande ecumenismo. E tuttavia questo non è un motivo per uniformare le diverse tradizioni”. I dubbiosi son serviti: solo motivazioni d'ordine pratico, alla base dell'apertura al sacerdozio femminile, ch'è visto come la via del progresso per una Chiesa arretrata, motivazioni di falso dialogo ecumenico, di opportunità pastorale, ma neppur un tentativo di serio, benché fugace, approccio teologico: ché non può considerarsi un'argomentazione teologicamente seria l'individuazione nel sacerdozio femminile d'un elemento fondamentale del “grande ecumenismo”, e ciò dopo aver riconosciuto ch'esso creerebbe problemi con le Chiese Ortodosse, le quali, in tal modo, vengon con poche battute alla tastiera del PC degradate nella scala dei rapporti ecumenici al rango di oscurantiste Chiese più sorellastre che sorelle [http://www.gionata.org/biblioteca/recensioni-e-rassegne-bibliografiche/le-riflessioni-notturne-del-cardinale-martini-sul-rischio-della-fede.html]. E, chi lo sa, fors'è proprio questa la disastrata scuola di pensiero, non cattolico, alla quale ha attinto le sue ereticali dichiarazioni l'Arcivescovo di Lisbona.


2008-2009: molti anni dopo la pubblicazione del CCC e del chiarimento al dubium da parte della CDF, Martini dimostra, con parole che s'abbatton come picconate mal celate da una pennellata di melliflua cautela, di non aver voluto prender atto della definitività della dottrina esposta nell'uno e assai più categoricamente nell'altro, non potendoglisi certo attribuir l'ignoranza di pronunciamenti di tal portata.



La porta sbarrata da Giovanni Paolo II viene rispalancata dall'improntitudine dei ribelli da due Principi della Chiesa. E' legittimo, allora chiedersi e chieder a mons. Aranci: guardando alle date, (recenti pronunciamenti della Chiesa 1994-1995; esternazioni di Martini 2008-2009 e di Policarpo 2011), il lettore meno attrezzato di Toscana Oggi non correrà il pericolo di piombar in una dilaniante confusione? La Sede Apostolica, potrà domandarsi cotesto lettore, ha modificato la tradizionale posizione in merito se il conferimento del sacerdozio ministeriale istituito da Cristo gli vien presentato da un osannato cardinale di Santa Romana Chiesa, su segnalazione di un'assai seguita rubrica dello stesso settimanale, e da un noto Patriarca sulla stampa internazionale, come una prassi che, in quanto tale, non va accettata docilmente come Verità? Una prassi, per di più, di competenza della “gente”, neanche dei vertici della Chiesa docente, quasi a significar che dal gregge debba provenir l'imput per rivolgimenti che prima o poi fiaccheran la resistenza di chi questo gregge è stato chiamato a custodir e guidar al pascolo ubertoso con l'assistenza dello Spirito Santo.
Il messaggio martiniano e della sua funesta scuola, agli occhi di chi voglia vedere, emerge come l'alta vetta d'un iceberg in sussultorio sommovimento: la gente si svegli, acquisti coscienza delle pari opportunità che non posson restar ghettizzate in ambito socio-politico-economico, spazzi via questa prassi perdurante a cagione dell'immaturità diffusa ch'è la linfa del maschilismo d'una sorda “casta” sacerdotale imperante da due millenni e crei, finalmente, una Chiesa che sia una federazione di autonome, autocefale “comunità di base”, in cui non ci sia più posto pel Sacro Ministero come sin ad oggi inteso alla sequela di Cristo.



Mentre gli spinosi casi Policarpo e Martini vann'affidati necessariamente alla CDF ed a Nostro Signore, a Mons. Aranci mi permetto di rivolger una pressante, filiale preghiera: Padre, chiami sempre, e nel modo più comprensibile possibile, luce la luce tenebra la tenebra: non soltanto il Sacramento dell'Ordine conferito alle donne, ma pure la riproposizione della facoltà del suo conferimento, da qualunque parte venga avanzata, è un vulnus alla divina costituzione della Chiesa e, di conseguenza, un delitto da sanzionar con le pene previste dal Codice di Diritto Canonico. Se la teologia è ancella della Verità, anche l'insegnamento nelle scuole d'ogni ordine e grado e l'attività catechetica dalla Verità devon partire ed alla Verità devon tornare. E chi ha il dovere di guidare guidi, prendendo a modello il Buon Pastore, il quale ha promesso che le forze del male non prevarranno.



NB. I grassetti son dell'autore.


8 Agosto 2011

sabato 13 agosto 2011

Ss. Messe a Livorno il 14 e 15 agosto

Domenica 14 agosto - IX dopo Pentecoste

Chiesa di S. Maria Assunta in Torretta (Via delle Cateratte, 15)
S. MESSA CANTATA, ore 11.00


Lunedì 15 agosto - Festa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria

Chiesa di S. Maria Assunta in Torretta (Via delle Cateratte, 15)
S. MESSA SOLENNE, ore 11.00

mercoledì 3 agosto 2011

Livorno: orari della settimana dal 1 al 7 agosto

Da lunedì 1 agosto a venerdì 5 agosto
VILLA SACRO CUORE: Santa Messa, ore 8.30


Sabato 6 agosto: festa della Trasfigurazione di Nostro Signore (Messa propria Illuxerunt)
VILLA SACRO CUORE: Santa Messa, ore 11.30


DOMENICA 7 AGOSTO: VIII Domenica dopo Pentecoste
CHIESA SANTA MARIA ASSUNTA in TORRETTA
ore 11.00, SANTA MESSA CANTATA

domenica 31 luglio 2011

AVVISO DA PISA

AVVISO - PROSSIME CELEBRAZIONI DELLA S. MESSA IN RITO ANTICO A PISA



Si informano tutti i fedeli che sabato 6 agosto la S. Messa in rito antico nella chiesa di San Giorgio ai Tedeschi a Pisa non sarà celebrata per indisponibilità di mons. Biagini. La S. Messa riprenderà regolarmente dal sabato seguente 13 agosto, alle 18. Si avvisa altresì che per la festa dell’Assunzione di Maria, lunedì 15 agosto, mons. Biagini celebrerà la S. Messa di precetto in S. Giorgio alle ore 18.30. Si prega di dare massima diffusione a questo avviso.
Cogliamo l’occasione per augurare buone vacanze a tutti.

Comitato Pisano San Pio V – Pro missa antiqua

giovedì 28 luglio 2011

Sui recenti fatti di Ronta (Firenze)

Poichè negli ultimi giorni è rimbalzata sui quotidiani una notizia molto grave, ossia l'aggressione di un sacerdote parroco in un paesino dei dintorni di Firenze, motivata dall'odio per la presunta introduzione di una celebrazione in rito antico, abbiamo accolto con piacere l'articolo del prof. Dante Pastorelli, che fa chiarezza sui fatti, che restano comunque estremamente deprecabili.




IL PRETE PICCHIATO A RONTA, DIOCESI DI FIRENZE. LA MESSA DI S. PIO V NON C'ENTRA.



di Dante Pastorelli






È bene sgomberare il campo da un equivoco generato dal sensazionalistico titolo dell'articolo di Pucci Cipriani sul Giornale di Firenze del 26 luglio u.s., “No alla Messa in Latino. Parroco picchiato a Ronta”. A Ronta non si celebra affatto la S. Messa “di sempre” ai sensi del Motu Proprio Summorum Pontificum come alcuni bloggers han gridato ai quattro venti del web. Nessun cattolico, né prete né laico, è lì perseguitato, come invece m'è capitato di leggere, dalla gerarchia o comunque da parte del clero e dal popolo in odio al venerando Rito Romano Antico, che solo un'unica volta, dopo il 1970, è ritornato nel santuario della “Madonna dei tre fiumi” di
questo paesino, ed officiato non dal parroco bensì da altro sacro ministro. Scrivere, pertanto, che in tale episodio – tristissimo – si avveran le tremende parole di Gesù (Gv 16, 2) che annuncia ai Suoi discepoli la persecuzione ad opera di chi pure crederà di render un vero culto a Dio, o ad esso appigliarsi per evocar Satana come sobillatore ed agente attraverso membri della Chiesa contro i fratelli tradizionalisti e l'usus antiquior del Divino Sacrificio in cui s'incarna inalterata la nostra Fede, è francamente un madornale sproposito, generato da disinformazione ed artifizi dietrologici di cui si sarebbe fatto volentieri a meno.



Indubbiamente di problemi, nella comunità parrocchiale di Ronta, complessi e quanto mai sgradevoli, ne esistono, e l'aggressione all'alter Christus resta un gesto orribile che va condannato senza riserve e che, a mio avviso andrebbe altresì sanzionato dall'Autorità ecclesiastica. E questo gesto in sé, sì, potrebb'esser anche opera satanica, come pure potrebbe rivelarsi, più semplicemente e probabilmente, frutto di una perdita totale di autocontrollo dovuta ad una momentanea defaillance psichica non ascrivibile ad influssi demoniaci.



Insomma la Messa di S. Pio V qui non c'entra per niente: questo è un punto fermo e indiscutibile. Purtroppo, benché da me espressamente invitato ad attender notizie più precise che avrei assunto da fonte altamente attendibile, c'è chi ha sparato comunicati o posts avventati, i quali, era prevedibile, hann'avuto immediatamente vasta eco ed amplificazione, quasi autorevole avallo alle notizie di cronaca neppure, fra l'altro, ben lette o ben comprese.



Ove si ponga un po' d'attenzione al testo sufficientemente particolareggiato del Cipriani, infatti, e non ci si limiti a scorrer soltanto il titolo, non vi si troverà niente che possa autorizzare a ricavar ombra o sentore di una rivolta clericale o popolare, o clericale e popolare insieme, contro la S. Messa gregoriana, com'oggi s'usa definirla, o comunque una collettiva consistente ostilità verso questo Rito. A volte anche i quotidiani, specie nelle cronache locali, son assai imprecisi, per l'ignoranza, da parte di giornalisti più o meno improvvisati, degli argomenti di cui vann'a trattare, ed inducon a cader in errore: e qui mi riferisco a La Nazione che parla, erroneamente appunto, di opposizione alla Messa di S. Pio V. Ciò detto, non son così ingenuo da illudermi che, se si introducesse una celebrazione tridentina, tutti i cattolici di Ronta esulterebbero di gioia. Accadrebbe ciò ch'è accaduto e fatalmente accadrà altrove, salvo eccezioni, dopo cinquant'anni di nuova e spesso aberrante liturgia: mugugni, qualche defezione, rassegnazione, cauta approvazione, sincero consenso.



Allora, quali i motivi del contendere alla base del caso mugellano? Un gruppo di fedeli più “attivi”, una decina, ed i loro sostenitori, in tutto al massimo una ventina su una popolazione di oltre 1400 anime, eran abituati a fare e disfar a piacimento in chiesa e nei locali annessi, compresa la libera affissione in bacheca di manifesti, volantini e comunicati di vario contenuto, giacché il precedente curato risiedeva in un paese vicino ed a Ronta si recava solamente per le celebrazioni eucaristiche e per gli altri principali doveri pastorali.
Costoro, avendo goduto di libertà assoluta d'azione in un lungo periodo di parziale sede vacante parrocchiale, si
son sentiti spodestati, privati di un “potere” illegittimamente arrogatisi, dal nuovo parroco, don Hernan Garcias Pardo, che da meno di un anno è stato incaricato della guida della comunità, ha fissato la sua residenza nella canonica di Ronta ed esige, comprensibilmente, di far quel che la Chiesa gli richiede.



Da una parte, dunque, il sacerdote laborioso e cosciente dei suoi compiti, dall'altra gli esponenti di un progressismo esasperato al limite, forse superato, di un'ecclesiologia da comunità di base che voglion imporre e, di conseguenza, dettar legge in ambito liturgico e catechetico. Da qui l'accusa infondata al loro Pastore di non ascoltare il suo popolo.



Don Hernan, ch'è italo-argentino, e mi vien descritto da un confratello come un uomo cordiale, gentile, disponibilissimo e d'animo mite, e ratzingeriano di ferro, s'è impegnato a riportar un po' d'ordine nella casa di Dio e nella canonica, alcuni locali della quale, separati dall'abitazione da una porta, da tempo trasformati in una specie di circolo fastidioso, in quanto rumoroso, noto per gl'incontri conviviali, e causa di attriti, oltre che per il frastuono, anche per la volontà del sacerdote di utilizzarli per ospitar una degna sacristia e l'archivio: insomma per reali necessità della parrocchia, non esclusa la salvaguardia di antichi e preziosi paramenti amorevolmente recuperati dalle soffitte in cui erano stati desolatamente abbandonati. Inoltre, in perfetta ottemperanza alla volontà di Benedetto XVI, oltre che al buon senso, il neo-parroco ha iniziato ad eliminar gradualmente gli abusi liturgici.
Don Hernan ha così rimosso dal presbiterio del Santuario della “Madonna dei tre fiumi” la mensa posticcia, un tavolino, applicando correttamente la normativa vigente in materia, onde consentir la celebrazione all'altare e ad Deum; ha riportato serietà nell'azione liturgica, abolendo ogni cialtroneria ed i canti non consoni, chitarre e strumenti profani, ed ha paternamente invitato il suo gregge, senza obbligarvelo, a comunicarsi in ginocchio e sulla lingua, seguendo evidentemente l'esempio offerto da Benedetto XVI; ha reintrodotto la benedizione iniziale dei fedeli con l'acqua santa e qualche canto in latino, tra cui la Salve Regina, che spesso nella lingua sacra della Chiesa Cattolica, si canta anche nella Basilica fiorentina della SS.ma Annunziata, regno incontrastato della liturgia in volgare.



Nella chiesa parrocchiale di S. Michele, una Badia non “orientata”, la S. Eucaristia vien celebrata verso il popolo, ma nello stesso tempo verso oriente, come nelle basiliche romane, e, sempre sulla scorta della liturgia pontificia attuale, sull'altare ritrovan il loro posto i candelieri ed il Crocifisso. Altare? Diciamo una mensa costruita nel post-concilio, dopo che il parroco dell'epoca, mons. Basetti Sani, di non felice memoria anche per i fedeli di S. Francesco Poverino, nella sua furia iconoclasta ebbe distrutto il settecentesco altar maggiore ed eliminato gli altari laterali.



Da rimarcare che don Hernan ha sempre in tutto operato con l'approvazione piena del benemerito Arcivescovo di Firenze, S. Ecc.za mons. Giuseppe Betori.



Tutto qui: sembra poco, ma ad uno sparuto manipolo di fedeli (?) scriteriati, questo “poco” appar un'intollerabile cedimento al più vieto “tradizionalismo” da perseguir con pubblica ribellione, manifesti insultanti e lettere minatorie da non sottovalutare. Infine, a buon diritto, il prete ha esposto nel cosiddetto circolo un cartello col divieto di affigger manifesti e comunicazioni senza la sua autorizzazione.



Da qui il contrasto, in realtà unilateralmente prodotto: tipico esempio della degenerazione della funzione dei laici nella Chiesa, a cui le Autorità competenti ancora non pongon fine. E proprio dal divieto di libera affissione è nata un'accesa discussione, trasformata dal contestatore prepotente in vergognosa rissa, con contorno di contumelie alla presenza dell'atterrita e piangente anziana madre di don Hernan, della sua esile sorella, spintonata senza remore dall'energumeno, e di qualche testimone. Lo scalmanato novatore, alto e robusto come un armadio, benché anzianotto, ha staccato irosamente l'avviso, ha afferrato e scosso violentemente il sacerdote colpevole d'essersi opposto a tal atto d'arroganza, gli ha strappato dei documenti e l'ha inseguito fin nella canonica dove s'era rifugiato per por termine allo scontro fisico. Risultato del “corpo a corpo”: il parroco ha riportato una contusione alla spalla, con prognosi di tre giorni. Ambedue i protagonisti della colluttazione si sono rivolti all'Arma dei Carabinieri, ma chiunque può comprender agevolmente da qual parte stia la ragione.



Don Garcias Pardo si è chiuso in un dignitoso riserbo, rifiutando di rilasciar interviste, ma le notizie sopra riportate son di fonte oltremodo sicura, anche se la vicenda sarà chiarita meglio in tutti suoi particolari nelle sedi competenti.



Conclusione per giornalisti e bloggers: un po' di prudenza, un sano discernimento nella lettura, ed anche la consultazione di chi opera nel territorio ecclesiale della Diocesi di Firenze al fine di verificar l'esattezza di “voci” e resoconti superficiali, senza riscontri certi e non attinti a fonti dirette, ufficiali o almeno ufficiose ma credibili, avrebbero impedito la propagazione di notizie distorte e prive di fondamento nella parte relativa alla lotta profetizzata da Gesù e all'odio satanico scatenati contro la “Messa di sempre”, rimbalzata da un blog all'altro che se ne fan garanti, certo involontari, presso l'opinione e la stampa internazionali, con una conseguente deviante strumentalizzazione che lascia il segno. Le gatte frettolose e saccenti, anche se messe sull'avviso, combinan guai. La nostra battaglia pro Missa Antiqua non può che soffrir di certi maldestri ed inopportuni arrembaggi. E qui, mentre reputo necessario riportare il gravissimo episodio nei suoi oggettivi confini, mi dichiaro sicuro, e n'ho ben d'onde, che il coraggioso sacerdote, cui va la mia filiale solidarietà, continuerà nel suo cammino verso una liturgia sempre più improntata alla doverosa sacralità, come son pure sicuro ch'egli, innamorato com'è di Cristo e della Chiesa, ed obbediente ai superiori, saprà perdonare, e credo che già l'abbia perdonato, l'aggressore, e paternamente riaccoglierà tra le sue braccia i fedeli dissidenti, poiché egli tutti ha sempre chiamato amorevolmente intorno a sé e nessuno dalla comune casa di preghiera e santificazione è mai da lui stato allontanato.
Da parte mia auspico una S. Messa di riconciliazione e di salda ricostruzione del tessuto ecclesiale di Ronta, ma nella chiara distinzione dei ruoli: Pastore saggio e docile gregge.



27 luglio 2011

AVVISO DA LIVORNO

AVVISO



L'Associazione Cristo Re di Livorno comunica che

DOMENICA 31 LUGLIO p.v. alla CHIESA DELLA MADONNA (in Via della Madonna a Livorno)

alle ore 17,30

Don FEDERICO POZZA
novello Sacerdote dell'ICRSP

alla presenza del Rev.mo Mons. Gilles Wach, Priore dell'Istituto celebrerà la sua
PRIMA MESSA SOLENNE


I fedeli potranno, in tale occasione, fruire dell'Indulgenza plenaria alle consuete condizioni


Si avvisano tutti i fedeli che tale celebrazione sostituisce la S. Messa solitamente celebrata alle ore 11 presso la Chiesa di S. Maria Assunta in Torretta

AVVISO DA AREZZO


AVVISO


L'Associazione Regina Sacratissimi Rosarii comunica che per il mese di agosto la S. Messa secondo il Messale del 1962 sarà celebrata presso la chiesa di S. Bernardo la III domenica (e non, come solitamente la I) del mese, ossia domenica 21 agosto, ore 11.15

Avviso da Cortona - Sospensione sine die della S. Messa

AVVISO


L'Associazione Regina Sacratissimi Rosarii di Arezzo comunica che la S. Messa in rito antico, finora celebrata una domenica al mese presso la Chiesa di S. Marco a Cortona, è sospesa sine die a causa dell'indisponibilità di sacerdoti celebranti.