martedì 12 novembre 2013

La scomparsa del cardinale Bartolucci: cordoglio del Coordinamento






Il Coordinamento Toscano “Benedetto XVI” esprime profondo cordoglio per la scomparsa di S.Em.za Rev.ma il Cardinal Domenico Bartolucci. Superiore al dolore è la riconoscenza a Nostro Signore per aver dato alla Chiesa e alla Toscana un devoto uomo di Dio, una persona di raro valore e un musicista di doti e qualità eccelse.

Mons. Bartolucci è stato un prete vero, non è banale ricordarlo, soprattutto oggi, tempo in cui può capitare di scorgere tra il clero “specializzazioni” e “professionalizzazioni” che in definitiva sono fuorvianti. Prete vero, perché fu parroco, e quando il ruolo di preparatore e direttore di cori, di compositore divennero la sua principale mansione, mai si scordò che il suo ministero era quello del celebrare la Santa Messa, nella sua piena e perfetta tradizionale ritualità. Egli conosceva profondamente il Rito Romano e lo viveva con quella intensità che è riuscito ad esprimere nella sua musica: la sua produzione è veramente vasta e di sicuro valore artistico.
I brani ad argomento eucaristico, il centro del Mistero e la Fonte viva della nostra Fede, hanno sempre una ispirazione che trasmette devozione, intimo raccoglimento, gioia vera e profondamente pervasiva nell’umano accostarsi all’Infinito. La sua musica è spiegazione dottrinale e scuola eucaristica. L’esempio che istintivamente ci viene a mente è il fraseggio affidato alla sezione sopranile del mottetto “O Sacrum Convivium”, fluidamente composto come delicate volute d’incenso sorrette dall’ordinato, sapiente e mai banale sostegno armonico delle altre voci.
L’esser stato in gioventù cantore in seminario, l’aver diretto cori importanti quali la Cappella del Duomo di Firenze e la Cappella Liberiana, prima di approdare per volere di Papa Pacelli di venerata memoria, alla Cappella Sistina, dette a Mons. Bartolucci una profonda conoscenza di come impiegare al meglio le voci, come sapientemente dosare le loro caratteristiche, come scovarne i pregi timbrici. Affrontò musicalmente delle continue sfide dalle quali oggi possiamo certamente dire che ne sia uscito vincitore, toscanamente e fiorentinamente vincitore: alla Cappella Liberiana successe a Licinio Refice, e alla Sistina successe a Lorenzo Perosi.

Oggi la devastazione perpetrata dal postconcilio sulla Musica Sacra non fa immediatamente ed universalmente comprendere che se Refice era un validissimo compositore assai eseguito in Italia e non solo, Perosi era apprezzato nell’Orbe cattolico come il principale compositore: un albero un po’ devastato dagli eventi e dall’età, ma dalle fronde talmente grandi da mettere in ombra qualsiasi altra pianta. Eppure Bartolucci seppe sviluppare un linguaggio diverso, senz’altro originale arricchendo di nuova e pregiata linfa il repertorio della Sistina che già seppe riportare al giusto decoro.

Monsignor Bartolucci continuò per la strada della qualità musicale per il giusto onore da tributare alla liturgia anche quando gli intendimenti altrui erano quelli di “aprire” tutto indistintamente alle vocianti masse, intento che rese scelleratamente le cerimonie pontificie vittima di istanze di sublinguaggi sonori obiettivamente e innegabilmente lontani non solo dall’Arte Sacra, ma dall’Arte tout court. Toscanamente non si piegò a tali venti che furono tanto violenti da esautorarlo dalla perpetuità della carica attribuitagli dal Papa. Ma la sua musica è ancora qua a parlarci della grandezza dell’uomo e della sua arte, doti che non passarono inosservate all’occhio del più colto degli ultimi Pontefici, Benedetto XVI che lo volle onorare della berretta cardinalizia legata alla diaconia romana dei Santissimi Nomi di Gesù e Maria in via Lata, chiesa dove tra l’altro storicamente si celebra more antiquo grazie all’Istituto Cristo Re di Gricigliano.

Col suo “parlar tosco” già in tempi in cui il Motu Proprio Summorum Pontificum ancora era solo negli imperscrutabili progetti della Provvidenza, Mons. Bartolucci faceva udire una voce chiara, squillante non d’arroganza, ma di cristallina competenza, tuonando contro il degrado liturgico ormai vergognosamente portato a livelli di inqualificabile rovina: rammentiamo un bellissimo contributo scritto sulla funzionalità della musica nella liturgia.

Il Coordinamento Toscano ricorderà quest’anima di Cantore del Divino nelle preghiere di suffragio e si impegnerà di trovare modi e iniziative per ricordare ai cattolici la grandezza di chi ci ha additato il Cielo con la catechesi dell’Arte.

1 commento:

  1. Un grande musicista e un grande toscano

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