mercoledì 1 giugno 2011

In preparazione al pellegrinaggio

In preparazione al Quarto Pellegrinaggio Regionale Toscano, ecco una breve presentazione storico-religiosa del Santuario della Madonna delle Grazie di Montenero. Il testo è tratto dalla «Guida del Santuario di Montenero» dell'abate Giuseppe Zambernardi, O.S.B. Vall. (Marconi, Genova, 1962).

La miracolosa Immagine della Madonna di Montenero, prima del furto sacrilego del 1971, che la spogliò delle corone d'oro offerte dal Capitolo Vaticano nel 1690 e degli altri gioielli

Prima di entrare in chiesa riandiamo qui brevemente alle origini del Santuario. Venendo su, appena hai lasciato la via Aurelia, oltre l'Ardenza, hai scorto al bivio con Montenero una graziosa chiesa, dirimpetto a Livorno, al mare, al traffico stradale e ferroviario: è la Cappella dell'Apparizione, costruita nel 1956, più ampia e più bella della preesistente e in posizione dominante nel luogo stesso dove si trovava la «Cappellina» semidistrutta nel corso dell'ultima guerra (1943).

Sopra il grande Mosaico che ricopre per oltre 22 metri quadrati la parte superiore della facciata sta questa iscrizione: «Il 15 Maggio 1345 qui apparve l'Immagine della Vergine SS.ma ad un pastore il quale per superna ispirazione la trasportò sul vicino Colle ove in suo onore sorse il Santuario della Madonna di Montenero». [Chi arriva a Montenero dalla nuova superstrada, non passa accanto alla Cappella dell'Apparizione.]

La prima delle infinite grazie che la Madonna avrebbe poi concesso in perpetuo fu quella della guarigione immediata al pastore storpio, risanato improvvisamente non appena, posato a terra il quadro prodigioso, gli si prostrò davanti in venerazione.


Ben presto da Livorno e da altre località incominciarono a venire a frotte fedeli di ogni età e di ogni condizione. Il riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa venne con la prima visita del Vescovo di Luni, l'odierna Sarzana, nello stesso 1345, e subito dopo dall'Arcivescovo di Pisa, nella cui diocesi si trovava Montenero. Vecchia fama diceva questa località monte tenebroso o monte del diavolo, forse perché ricoperto di irte giogaie ed infestato da corsari e da briganti. Quel monte si sarebbe cambiato dopo il 15 maggio 1345 nel monte della luce, nel monte santo della Madre di Dio.


La facciata del santuario

L'attuale Santuario nacque come piccolissimo oratorio, di cui si dettero cura alcuni eremiti, tra i quali anche un padre Vallombrosano, certo Domenico, nel 1400. Dopo cent'anni l'oratorio era già divenuto la chiesa di S. Maria delle Grazie, e meta famosa di pellegrinaggi.


Nel 1442 passò così in custodia ai Padri Gesuati fino al 1668, quando, a seguito della loro soppressione, passò ai Padri Teatini fino al 1783, nel quale anno questi benemeriti religiosi furono espulsi dalla Toscana dal Granduca Leopoldo I di Lorena. Dopo circa 10 anni di deplorevole abbandono, per cui il Santuario decadde in tale squallore che molti Ordini religiosi pregati dal nuovo Granduca Ferdinando III rifiutarono energicamente d'accettarne la custodia, i Monaci Benedettini di Vallombrosa presero possesso del Santuario nel 1792 e con amore e coraggio gli ridettero splendore, lo salvarono dalla successiva soppressione napoleonica nel 1810 e da quella dello Stato italiano nel 1866, restaurarono, dettero mano a nuove costruzioni, promossero il culto della Madonna con umile e costante zelo fino alla proclamazione pontificia della Madonna di Montenero a Patrona della Toscana nel 1947, appena celebrato il VI centenario dalla apparizione, compiuta dal Papa Pio XII su istanza di tutti i Vescovi della Toscana.

Ma entriamo ora nella chiesa, non grande, però tanto devota.


L'interno della chiesa nel 1962, prima della risistemazione del presbiterio
e della rimozione dei confessionali

Fu consacrata
il 23 ottobre 1575. E quando, due anni dopo, si tracciava il disegno della Nuova Città di Livorno, fu essa a fornire la direzione alla via principale cittadina, che anche oggi si vede, dall'alto, spaccare in due parti tutto il lontano abitato. Ampliata ed abbellita nell'arte barocca, è assai suggestiva e soprattutto infonde un profondo arcano raccoglimento. Misura circa 18 metri per 10 fino ai 3 gradini dove terminava il Santuario fino al 1774, anno in cui venne inaugurata l'attuale Cappella della Madonna con la superba tribuna e cupola.


La chiesa ha 6 altari laterali: il 1° a destra, entrando, è dedicato agli apostoli Filippo e Giacomo e fu costruito con le offerte della società livornese dei muratori nel 1645; il secondo è ora dedicato a S. Giovanni Gualberto, il fondatore dei Padri Benedettini Vallombrosani, e fu costruito con le offerte dei navicellai e dei barcaioli; il terzo è dedicato all'Assunta e fu costruito con le offerte della Compagnia degli ortolani nel 1616. Vi si venera, in una piccola nicchia, un crocifisso celebre per arte e devozione.


Il 1° a sinistra, entrando, è dedicato allo Spirito Santo; costruito nel 1646 a spese dei facchini della Dogana di Livorno, che erano allora bergamaschi, fu detto l'altare dei Bergamaschi. Il 2°, dedicato a S. Fina, Patrona di Sangimignano, fu costruito a spese di Agostino Ciardi, parente della Santa, nel 1665. Il 3° è dedicato a S. Gaetano Thiene, e fu fatto a spese dei Genovesi residenti in Livorno nel 1686. Notevoli le colonne laterali e lo stemma della Repubblica di Genova, col motto: Et rege eos.

Il soffitto, elegante e ricco di oro, fu disegnato ed intagliato da Pietro Giambellini di Pisa nel 1687.

Salendo i tre gradini, ricorda che qui finiva la chiesa primitiva, nelle sue linee generali, e che qui era un bell'altare marmoreo su cui era posta la santa Immagine. [L'altare antico si trova attualmente nella galleria degli ex voto].


L'altare maggiore

Questa parte, quasi a sé stante, della Basilica è detta la Tribuna o Cappella della Madonna e fu ricavata, nell'intento di ingrandire il sacro tempio sempre più angusto per le accorrenti folle di fedeli, e di offrire un più degno trono alla Madre delle Grazie, dal 1704 al 1774, demolendo una gran parte del colle retrostante. L'opera che ne risultò fu grandiosa ed appartiene alla storia della migliore arte italiana del Settecento. Questa meravigliosa Cappella, di ordine corinzio, è lunga m. 16,60, larga 16,56, con due branche a forma di croce. Otto colonne, di marmo mischio di Serravezza, alte m. 5,21, reggono gli archi sopra i quali poggia la cupola. Altre quattro colonne del medesimo marmo e della stessa forma sostengono la volta della crociera. E dietro le colonne i rispettivi contropilastri di diaspro di Sicilia e bardiglio di Carrara.


I tuoi occhi devono però cercare la Madonna; e benedetti gli occhi di coloro che la cercano. Il tabernacolo che la custodisce è circondato da una raggiera d'oro e da angeli, che in parte lo sostengono e in parte offrono gigli, rose e corone.

Il Quadro
è alto cm. 95 largo 60; ha uno spessore di 60 mm. L'Immagine è dipinta su tela, sovrapposta a tavola.


La tradizione la dice portata dagli angeli dalla greca Eubea in quel lontano 15 maggio 1345; la storia e la critica dell'arte l'attribuiscono al pennello del pisano Jacopo di Michele, detto il Gera, o comunque a scuola giottesca. La Madonna vi è rappresentata seduta un guanciale di forma antica, a fiori e monogrammi d'oro; ha la veste rossa ed il lungo manto, che la ricopre tutta; nel cerchio che Le circonda il capo si legge scritto a lettere d'oro: «Ave Maria Mater Christi». Il volto della Benedetta Vergine è leggermente inclinato verso il Bambino che Le siede in grembo, aggrappato con la manina alla veste materna, mentre con l'altra tiene un filo dorato che imprigiona l'uccellino posato sulla destra di Lei, quasi a indicare che la Fede è come un filo che trae salvezza dal Cristo, cui ci tiene uniti la devozione alla Madonna.


L'Altare si eleva maestosamente sotto il suo sguardo materno: e qui l'offerta di continue sante Messe è unita all'offerta dei cuori e delle suppliche dei fedeli. È di marmo bianco, ricoperto di verde antico, di giallo di Siena e di altri pregevoli marmi e pietre dure. Il ciborio è adorno di lapislazzuli, corniole, diaspro di Sicilia, marmo verde, giallo antico e di altri ricchi marmi. Il lavoro è del Baratta.


Quasi sentinelle di fede e di amore, circondano l'Altare della Madonna quattro statue: a sinistra, guardando l'altare, S. Giovanni Gualberto, l'eroe del perdono, il celeste patrono dei forestali d'Italia, il fondatore dei Monaci Benedetti di Vallombrosa custodi del Santuario; a destra, S. Bernardo degli Uberti, Vescovo di Parma e Cardinale, della medesima Congregazione Benedettina Vallombrosana. Sono ambedue opera di Temistocle Guerrazzi, fratello del celebre Francesco Domenico Guerrazzi, e vi furono collocate la prima il 17 aprile 1865, la seconda il 15 giugno 1870. Di fronte, e rispettivamente, sono altre due statue: la prima di S. Pietro Igneo degli Aldobrandini, Vescovo e Cardinale, discepolo di S. Giovanni Gualberto; la seconda di S. Umiltà Negusanti, di Faenza, confondatrice delle Benedettine Vallombrosane. Sono opera bellissima del Tarrini e vi furono collocate nel 1946, a ricordo del VI Centenario dell'Apparizione.


Sui quattro pilastri della Tribuna si innalza la cupola, alta m. 20,50, larga m. 9. Gli affreschi nelle volte della crociera sono del celebre livornese Giuseppe Terreni, mentre quelli della cupola sono di Giuseppe Traballesi di Siena, 1773. Il primo dipinse simboli allegorici delle eccelse virtù della Madonna; il secondo l'Incoronazione della Vergine, scena meravigliosa di arte e di fede.

La galleria degli ex voto

Uscendo a destra, ci troviamo nella vecchia Galleria di ex voto: quadri, tavole, funi, armi, ecc., espressione di fede viva e franca. «Il Santuario di Montenero è un Santuario popolare, nato per il popolo e cresciuto per virtù di popolo, con l'impronta che il popolo gli ha impresso. È diventato, così, Capitale Mariana delle genti toscana. Ed ha la sua voce: quella solenne del Santuario e quella più intima delle gallerie, da tutte quelle bocche parlanti che sono gli ex-voto...». E forse è proprio per questo che vano sarebbe e superfluo descrivere gli innumerevoli ex voto della gente di mare, dei militari, dei viandanti, senza distinzione di classe sociale. Molti ex voto sono antichissimi, per fortuna salvati da manomissioni, da guerre, da soppressioni di ogni genere; e moltissimi sono di oggi, di ogni giorno, perché ogni giorno, può ben dirsi, c'è sempre chi sale a portare il segno della gratitudine e dell'amore alla Madonna. Vanno, questi ex voto, dai più semplici e dai più rozzi, a quelli di spiccata arte popolare, a quelli famosi e preziosissimi del Fattori e del Natali. Ma proprio per questo i fedeli non si stancano di rivederli, di osservarli, di ricercarli, come se ogni anno avessero sempre qualcosa di nuovo, o di più, da ridire e da rivelare, qualcosa cui non si era badato, che era sfuggito.


Il meraviglioso panorama della città e della costa di Livorno che si gode dal Santuario


QUARTO PELLEGRINAGGIO REGIONALE TOSCANO

Sabato 4 giugno 2011
Santuario della Madonna di Montenero - Livorno


Ore 10,30 - Ritrovo dei pellegrini in Piazza delle Carrozze (Montenero basso).

Ore 11,00 - Processione al Santuario con recita del Santo Rosario.

Ore 11,30 - S. Messa in rito romano antico, celebrata dal Rev.mo Mons. Gilles Wach, Priore Generale dell'Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, alla presenza di S. Ecc. Mons. Simone Giusti, Vescovo di Livorno.



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